La tradizione

TRADIZIONI DI IERI E DI OGGI

 

In ricordo della traslazione della “Cona” di S. Maria dell’Agnena, si celebra una grande festa la domenica in Albis. I festeggiamenti  non cominciano né finiscono qui, ma si protraggono per diversi giorni. Si inizia il Lunedì dell’Angelo (Pasquetta), per consuetudine alle ore 10.00, con l’esposizione dei “Quadri” ai tre ingressi storici del paese (Viale Italia, Tufo e Cava) con un nutrito lancio di bombe carta. Il giovedì successivo (giovedì in albis),  il parroco celebra la Santa Messa in Contrada Agnena, il sito originario della nostra Madonna. In questo giorno, nei tempi passati, per le strade del paese si svolgeva una singolare sfilata di mucche ornate con corone di fiori e accompagnate dai rispettivi macellai che le portavano per le strade del paese per mostrarne la buona qualità e il prezzo medio in vista degli acquisti di carne che la popolazione si apprestava a sostenere per il pranzo della festa.

I preparativi della  festa continuano il venerdì e il sabato; quest’ultimo giorno è molto sentito dai Vitulatini perché l’icona di S. Maria dell’Agnena viene traslata, di solito intorno alle ore 13.00, dall’edicola al carro che viene addobbato subito dopo. La domenica è il giorno più sentito dell’intero evento; il carro addobbato con una grande varietà di fiori e dai famosi “pannelli”,  recanti monili d’oro donati dai fedeli, nel corso dei secoli, quali voti per grazie ricevute, viene portato in processione attraverso tutte le strade del  paese accompagnato dalle autorità civili e religiose, dalle bande musicali, da un folto stuolo di fedeli che invocano la loro protettrice intonando la canzone a lei dedicata “A Maria SS. dell’ Agnena” scritta e musicata da Padre Cerqua, missionario del P.I.M.E. ( Pontificio Istituto Missioni Estere).

 Man mano che la processione avanza, al suo avvicinarsi vengono accesi artistici fuochi pirotecnici offerti dai fedeli. I Vitulatini attendono il passaggio del carro dinanzi alle loro case consumando il pranzo della festa composto essenzialmente dai cosiddetti “ maccheroni della festa” (candele) gustati con sugo di carne, cioè pietanze che un tempo non tutti si potevano permettere ma che erano obbligatorie per il giorno della festa. Era per questo che in passato il Comitato Festa raccoglieva ogni mese presso tutte le famiglie che aderivano all’iniziativa una certa somma di denaro per poi restituirla, sotto forma di buoni per l’acquisto di carne e pasta, nei giorni che precedevano la festa. Era un modo per aiutare le famiglie a metter da parte del denaro per un anno intero.

Naturalmente una parte di questa somma era donato alla Vergine. Questa usanza è, a tutt’ oggi praticata, anche se non si parla più di buoni alimentari ma del “libro” , foglietto in cui sono registrate le quote versate settimanalmente e  che  viene estinto la domenica delle palme, lasciando nelle casse del Comitato una quota fissa che dipende dal versato settimanale.

Suggestivo ed emozionante è il rientro del carro in particolar modo nell’ultimo tratto, dalla postazione dell’orologio pubblico alla Chiesa. Le sole donne che seguono il carro intonano le strofe della canzone  “A Maria SS. dell’ Agnena” e i “carristi”, sostando sotto ogni arcata della lumininaria del percorso finale, cantano il ritornello.

Da ricordare, a proposito dei “carristi” che fino ai festeggiamenti dell’anno 2000 si vedevano assegnati i “posti” sotto il carro tramite l’ “arriffa”, cioè un’ offerta spontanea di denari fino ad aggiudicare il posto al maggior offerente; lo stesso criterio veniva usato per l’assegnazione dei quadri, dei quaderni e del campanello guida dei carristi.

Solo dai festeggiamenti del 2001, dopo un duro travaglio, si è costituita l’ “Associazione Carristi” con un proprio regolamento che prevede la piena osservanza delle disposizioni del Comitato festeggiamenti per tutto ciò che riguarda le feste religiose e l’offerta di un contributo facoltativo, mai inferiore a quello dell’anno precedente.

Seguono, poi, giorni articolati con un vasto programma di concerti di musica classica (tradizionalmente il lunedì), spettacoli di cabaret e di band di vario genere che allietano i Vitulatini, che si intrattengono passeggiando sotto le luminarie accese in Piazza Riccardo II e per le strade principali del paese.

Non molti anni fa un giorno particolare era rappresentato dal martedì dopo la festa. In questo giorno si dava vita alla cosiddetta “ Festa dei cani”, quando gli avanzi del pranzo della festa venivano consumati all’aperto, ai piedi della collina, nello spazio dietro l’ attuale chiesa, accompagnati dal suono di chitarre e canti con balli folckloristici che costituivano i pochi momenti di spensieratezza e allegria in quei periodi di grande difficoltà economica.

Chiude i festeggiamenti la domenica dell’ “ottava”; quando, dopo un concerto di un artista famoso, si conclude la festa con i tradizionali fuochi d’artificio in una gara appassionante in cui si avvicendano varie ditte pirotecniche.

E’ doveroso, ed ancora di più doloroso, richiamare alla memoria dei Vitulatini un altro episodio, legato a questa tradizione: la vicenda di Maria Martucci.

Nel 1874 nella chiesa di Vitulazio, un episodio di furto, ad opera di una certa Maria Martucci si concluse drammaticamente con la morte della malcapitata.

Quello che vi stiamo per raccontare è una storia realmente accaduta, ad opera dei cittadini di Vitulazio che, per fanatismo religioso, decisero di farsi giustizia da soli, trasformando un banale furto in un singolare caso di linciaggio.

Successe che  il sagrestano della chiesa parrocchiale,  accortosi che la statua della Madonna era stata spogliata dei gioielli che i fedeli devoti offrivano alla Santa madre, diede l’allarme. Nella chiesa fu sorpresa una donna, sospettata del furto, la quale dichiarò di essere stata colpita da un malore che le aveva impedito di ritornare a casa.

La gente sospettosa frugò tra le vesti della donna e ritrovando gli oggetti derubati, strappandola dalle mani dei militari della Guardia Nazionale*, la uccisero a colpi di pietra.

Da quel tragico episodio sono trascorsi precisamente 139 anni, ma di chi fu la colpa di quanto accadde nessuno può dirlo con certezza, per la scarsità di notizie a noi pervenute.

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