Origini del culto

IL PERCHÉ DI UNA FESTA COSÌ ATTESA

 

<<Agnena è corruzione della voce Anglena, sincope di Angulena, che vuol significare quell’accolta d’acqua dove prolificano le anguille.

Tale denominazione trovasi registrata per la prima volta nelle cronache antiche medievali, e specialmente nella storia di Erchemperto, e nella cronaca cassinese di Leone Ostiense. Il primo, scrittore del nono secolo, ed il secondo, sul principio del dodicesimo.

L’ Agnena presso Capua era appunto di tale natura, e nel secolo dodicesimo erano quelle acque così abbondanti d’anguille; e le circostanti siepi, e terreni tutt’ ingombri di folte piantagioni, presentavano tale quantità di cacciagione, che i Principi capuani ne fecero una speciale concessione ai Monaci di Monte Cassino, coll’ esclusivo diritto aucupandi di quei dintorni, et piscandi in essa Agnena. I medesimi Cassinesi avevano edificato su quest’ Agnena, nel punto che costeggia la via pubblica, col soprapposto ponte, un tempiello, in onore di San Vincenzo Martire (la chiesa di Santa Maria di San Vincenzo dell’Agnena si trovava fuori dell’abitato, non lontano dal  monastero benedettino di San Vincenzo a Capua, dal quale dipendeva; ecco perché veniva chiamata di San Vincenzo), noto col titolo di San Vincenzo de Anglena; che rimase tale fino al 1144. In questo anno trovavasi presso Capua Papa Umberto II col seguito di parecchi Cardinali, e sommi Dignitarii della chiesa, per pacificare le contese tra i Principi, che disputavano l’acquisto della città. Eravi tra essi il famoso Abate di Chiaravalle San Bernardo; il quale desioso di fondare un chiostro dell’ordine dei Cisterciensi con un annessa chiesa, da intitolarsi alla Santissima Madre di Dio, della quale il Santo era straordinariamente divoto, ottenne, che sul medesimo sito dell’Agnena venisse elevato il nuovo chiostro, e Tempio, che venne perciò da quel tempo conosciuto sotto il titolo di Santa Maria de Anglena.

Dal propagarsi sollecitamente la gran divozione verso il nuovo titolo di Maria, ottennero i Monaci frequenti, e larghe concessioni da Nobili, e Magnati della vicina città di Capua, ed in preferenza del Re di Sicilia Guglielmo, detto il Malo, in occasione che portandosi nel 1155 alla testa di poderoso esercito ad osteggiare Papa Adriano II nella campagna di Roma precipitò da cavallo, proprio sul ponte dell’Agnena, che era per transitare.

Offerse perciò a quel Chiostro in segno di gratitudine ossequiosa alla gran Madre di Dio moggia 40 di territorio, per la grazia di non aver riportato danno alcuno da quella caduta.

Dall’immensa devozione verso S.  Maria dell’Agnena  ne risentirono più di tutti gli abitanti di Vitulaccio, il cui territorio confinava con esso Cenobio, e chiesa.

E poiché quei medesimi abitanti fin dai primi tempi del Cristianesimo avevano rivolto il loro culto speciale alla Madre di Dio, avendo alla stessa dedicato il loro antico tempio surto su i ruderi di quello dei pagani, eretto alla

Dea Vitula o dea della Vittoria, così coll’occasione dell’accrescimento del culto di Santa Maria dell’Agnena, si risolsero trasferirlo pure nella loro Chiesa.

A tale oggetto ne fecero istanze all’Arcivescovo di Capua, allora Marino Filomarino (come rilevasi da una memoria registrata nei libri parrocchiali) ed avutane la concessione: nella Domenica in Albis 1280 venne inaugurato il nuovo simulacro, copiato dall’altro antico presso i Cistercensi, e con solennissima processione fu trasferito nella Parrocchiale chiesa di Vitulaccio, ove continua a venerarsi con entusiasmo, e trasporto singolare. E’ questa la ragione, che per antichissima consuetudine nella Domenica in Albis se ne celebra la festività; appunto in commemorazione del trasferimento del simulacro, dal luogo, denominato Agnena, in Vitulaccio, avvenuto in detto giorno>>.

Sono queste le parole con cui ha inizio un libricino intitolato: “Notizie e Preci varie intorno a S. Maria dell’Anglena vulgo Agnena patrona di Vitulaccio” che anonimo autore  scrive con la speranza di: << ricordare i fatti che onorano Vitulaccio nella sua Patrona>>.

Secondo quanto racconta l’autore del testo datato 1876, l’anno dei primi festeggiamenti si deve porre al 1280. Tale data è però messa in discussione dal testo di Cantone (curato della Chiesa di Vitulaccio dal 4 Aprile 1868 al1906) che si intitola “Di cinque antichissime chiese dell’arcidiocesi di Capua” in cui si fa risalire il trasferimento della Cona al 1653.  A noi non resta che prendere atto di entrambe le ipotesi senza  però  trarre conclusioni sicure sulla questione.

Tornando quindi al nostro libricino e seguendo ciò che scrive l’autore stabiliamo che è da quel lontano 1280 che comincia a Vitulazio la tradizionale festa in onore di S. Maria dell’Agnena, prima venerata a Vitulaccio con il nome di S. Maria dell’Agnello.

Il libricino di cui non si conosce l’autore è stato per noi uno scrigno di ricchezze per le tante e preziose informazioni che contiene . Notizie utili per rispondere ad una domanda che tutti almeno una volta ci siamo posti: perché una festa così attesa?

La domanda trova la sua risposta tra le righe del libricino: questo sentimento così forte, questo trasporto spesso sfociato in un fanatismo discutibile è frutto delle vicende più lontane del nostro paese. In questa Vergine infatti il popolo di Vitulaccio trovò più volte lo scampo ed il conforto: nelle pubbliche calamità, nella siccità, nelle inondazioni e nelle carestie, nella guerra, nelle epidemie, sempre e comunque il popolo di Vitulaccio è ricorso con fiducia alla sua protettrice.

Nel documento così si ricorda la festa del paese: <<questo spiega e giustifica pienamente il crescente entusiasmo con cui ogni anno viene celebrata da quel popolo la di Lei festività con tripudio, e sfoggio speciale>>. Lo stesso sfoggio e lo stesso tripudio accompagnano oggi S. Maria  dell’Agnena tra le strade di un paese in festa.

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