Concittadini da ricordare

“Facciamo l’elogio degli uomini illustri, dei nostri antenati per generazione. Consiglieri per la loro intelligenza, saggi discorsi erano nel loro insegnamento. Tutti costoro furono onorati dai contemporanei, furono un vanto ai loro tempi.
Di loro alcuni lasciarono un nome, che ancora è ricordato con lode. Invece questi furono uomini virtuosi, i cui meriti non furono dimenticati. I loro corpi furono sepolti in pace, ma il loro nome vive per sempre”.

dal libro del “SIRACIDE”

Premessa:

E’ difficile entrare nei meandri della storia a cercare persone da menzionare senza incorrere a qualche spiacevole inconveniente specie se il concetto è che tutti gli uomini sono uguali,oppure, non è grande colui che fa cose straordinarie ma chi fa straordinariamente bene le cose ordinarie.

Chiediamo scusa, quindi, per coloro che ci fossero sfuggiti, facendo presente che il nostro non vuole essere compito di mettere in mostra personaggi illustri della storia di Vitulazio, ma simboli talchè ognuno possa vedere nei personaggi se stesso, per migliorare a bene comune ed a onere del paese.

I nominativi qui elencati non costituiscono la totalità dei personaggi di Vitulazio da ricordare per la loro abnegazione e per il loro amore per questo paese.

Sono ben accetti suggerimenti e si ringraziano quanti vorranno contribuire a rendere la sezione più adeguata.

ALESSANDRO SCIALDONE

Alessandro Scialdone nacque il 26 Agosto 1851 a Vitulazio da Luigi e Angela Maria Sgueglia. Compì il corso elementare nella scuola dello stesso padre che istruì ed educò tre generazioni del suo paese. Forte era il suo amore per lo studio, era vivo in lui il desiderio di elevarsi nella società; al padre però mancavano i mezzi necessari per mandarlo in città a completare gli studi medi ed universitari. Provvide allora lo zio Gaetano Casertano a sostenerlo economicamente e moralmente nel compimento dei suoi studi classici a Capua e poi alla facoltà di medicina  presso la Regia Università di Napoli dove negli esami speciali ottenne sempre il massimo dei voti.  Conseguì la laurea il 18 Marzo 1876. Lo ebbero caro i suoi insegnanti come Davide Bonelli con il quale partecipò al concorso per medico assistente presso l’ospedale degli Incurabili di Napoli. Era allora venticinquenne e gareggiava con uno dei suoi insegnanti. Vinse il concorso e ottenne il posto che conservò dal Maggio 1876 al 31 Dicembre 1878. La sua carriera continuò a Capua nel sifilicomio continuando a studiare a casa, per strada sempre fino a tarda sera. Il Sifilicomio di Capua chiuse nel 1885 e Alessandro continuò la sua missione in qualità di medico fiduciario. Durante la guerra, negli anni 1915 e 1916, servì la patria in qualità di capitano medico assimilato presso l’ospedale di riserva a Capua.[wpex continua….]

Alessandro Scialdone era personaggio polivalente; molteplici furono, infatti, i suoi interessi che spaziavano dalla pittura ai lavori campestri.

Come medico fu insignito della Croce di Cavaliere Ufficiale dell’Ordine Ospedaliero dell’Aquila Reale di Montrèal, fu nominato membro corrispondente dell’Accademia Australiana delle Scienze e professore onorario del collegio medico di Melbourne. Numerose furono le sue pubblicazioni citate nel “Trattato di anatomia umana” tradotto dal professore Sperino.

Scialdone diede prova di grande operosità nei lavori campestri. Nel suo fondo produsse grano, granturco, canapa, e lino, piante di ciliegi, castagni, peschi e fu il primo ad introdurre l’uso dei concimi chimici.

Fin dai 18 anni esercitò l’arte della pittura guidato dallo zio Carmine Della Cioppa, valente ritrattista rimasto ignoto e dimenticato. Tra le sue produzioni è degno di essere ricordato l’affresco che realizzò sulla piazza di Vitulazio. Oggi non è più visibile, ma ricordiamo che rappresentava la dea Vittoria dalla quale si faceva derivare il nome del paese (tutta bianca su fondo azzurro, recava nella destra una corona d’alloro). Produsse anche numerosi quadri con l’immagine della Madonna dell’Agnena.

Si spense il 18 Dicembre 1924 a 73 anni per malattia cardiaca dipendente dalla polmonite infettiva, contratta durante l’epidemia del Gennaio 1922.

* Notizie attinte da un un articolo  consultato presso il Museo Provinciale Campano di Capua: ’’In memoria di Alessandro Scialdone edizione dedicata al popolo di Capua’’, Capua 4 febbraio 1925.

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GIAN GIUSEPPE SCIALDONE

Gian Giusegiovan-giuseppe-SCIALDONEppe Scialdone, Peppino per gli amici, nacque a Vitulazio il 25 luglio 1926. Frequentò a Caserta il liceo scientifico Armando Diaz dove si distinse per la profonda dedizione allo studio, in particolare per le materie scientifiche. Era il 1944, ed il giovane Scialdone, a causa della penuria di trasporti, raggiungeva l’Istituto Diaz in bicicletta. Si iscrisse poi alla facoltà di ingegneria meccanica all’Università di Napoli dove conseguì la laurea a pieni voti. Il desiderio di arricchire il suo sapere lo spinse ad emigrare in America del nord dove frequentò l’Istituto di tecnologia presso l’Università di Pittsburgh in Pennsylvania. Ritornato in Italia, nel 1969 conseguì, presso l’università di Napoli, il dottorato di Ricerca in Ingegneria Aerospaziale e Meccanica. Si recò poi nuovamente in America dove ottenne la cattedra di fisica, matematica e meccanica al Laurel College del Maryland. Continuò i suoi studi rivolgendo il suo interesse alle scienze ambientali, aeronautiche e astronautiche. Gian Giuseppe Scialdone ha ottenuto notevoli e significativi riconoscimenti. [wpex continua….]Dedicò la sua vita alla ricerca tanto da produrre sette brevetti e ottantuno pubblicazioni scientifiche. La vita dello scienziato Scialdone è costellata di numerosi titoli onorifici, ma quello che lo rendevano più orgoglioso era: ’’ Pioniere della missione Apollo” menzionata nei libri storici della NASA ( Istituto Aerospaziale Americano). Dopo mille soddisfazioni la sua esistenza si è spenta in America nel 2003, le sue ceneri riposano nel cimitero di Vitulazio dove egli volle essere sepolto. Toccante fu la traslazione che si volle nell’ ambito di una suggestiva cerimonia, alla quale partecipò l’ intera  comunità vitulatina. In ricordo di Gian Giuseppe Scialdone su una parete di Via Roma, dove egli ha abitato, è stata scoperta una lapide con epigrafe commemorativa.[/wpex]

PIERINO LAGNESE

Lagnese PierinoPierino Lagnese nacque il 21 Dicembre 1926 a Vitulazio. Laureato in giurisprudenza, aveva iniziato da giovanissimo,  nell’ immediato secondo dopoguerra, a percorrere le tappe della formazione politica all’interno del suo Partito Socialista. A Vitulazio ebbe i suoi primi successi elettorali. Dapprima consigliere comunale, poi assessore, infine sindaco nel  1960 carica che mantenne fino al 1970 quando fu eletto per la prima volta come consigliere nel costituendo Consiglio Regionale della Campania. Ricoprì importantissimi incarichi nella Giunta regionale: assessore alla sanità dal 1973 al 1975 all’indomani degli anni difficili del colera. Prevenzione, deospedalizzazione, bonifica ambientale, applicazione della riforma psichiatrica furono alcuni degli itinerari che si propose di sviluppare; nel 1983 nella posizione di assessore all’industria per la Regione Campania, puntò la sua attenzione alla realizzazione in Campania di una struttura di ricerca nel campo aerospaziale (CIRA) con sede a Capua, scelta che dimostra il suo interesse per lo sviluppo di territori che non dovevano essere ricordati soltanto per le glorie del passato ma anche per le potenzialità del futuro.[wpex continua….] Con grande tenacia riuscì a far convergere l’attenzione e l’interesse delle forze sociali ed economiche verso la realizzazione di un disegno strategico teso al riequilibrio economico e sociale della regione; ricoprì anche la carica di vice presidente del Consiglio Regionale.

<<Ripreso da : “Le Cronache : Pierino Lagnese “,I mensili del Consiglio,Stampa grafica Jannone-Fisciano (SA)>>

 

Sicuramente punto di riferimento per la gente del suo comune cercava di conciliare sempre l’interesse pubblico con le aspettative dirette dei cittadini, mirando alla crescita, allo sviluppo e al benessere della comunità. Nella rivista “Economia artigiana” scriveva “il futuro della regione e lo sviluppo della Campania poggiano sulla piccola impresa. Il tempo delle cattedrali appartiene al passato. Si va nella direzione di un recupero dell’uomo e della sua creatività”. Nell’ ultimo incarico di assessore all’industria lottò sempre in prima linea per la soluzione dei problemi dell’occupazione in Campania. Tanto che l’ allora  Ministro del Lavoro Gianni De Michelis aveva  ufficialmente espresso l’intenzione di impegnare Lagnese sui problemi del lavoro con delega piena in Campania. E’ significativo che nella sua scheda personale al Consiglio regionale alla voce “titolo di studio” compare: laurea in giurisprudenza. Alla voce professione: “coltivatore diretto” , a testimonianza del suo amore per la terra, per gli umili, per una regione che poteva e può dare i suoi frutti col giusto impegno della collettività. E questo tanto amato personaggio si è dedicato ampiamente a tutto ciò, probabilmente anteponendo gli interessi delle classi povere a quelli propri. Colto da un attacco cardiaco venne a mancare nel dicembre del 1984; la sua morte improvvisa provocò grande dolore per chi lo amava e sosteneva…

Per chi come noi, non ha avuto il piacere di conoscerlo,  non resta che l’onore di essere concittadini di un tale uomo fautore di un percorso in grado di recuperare un ambiente compromesso e di valorizzare al meglio le risorse disponibili.[/wpex]

ISABELLA DI RESTA

Isabella_di_RestaIsabella Di Resta nasce nel 1941, si laurea in Architettura a Napoli nel 1969 dove poi svolge la sua attività presso l’Istituto di Storia dell’Architettura insegnando Cartografia Urbana e Storia dell’Architettura. Svolge numerose ricerche documentarie sull’architettura urbana-medievale di Capua , che sfociano poi in numerose  opere e raccolte di volumi riguardanti il periodo medievale. Si spegne prematuramente, a soli 51 anni, nel 1992.

La storica dell’arte Isabella Di Resta si è distinta in Italia per numerose opere che riguardano soprattutto l’architettura medievale di Capua. Ne sono un esempio i testi “ Capua Medievale” in cui si delineano le vicende del territorio capuano, dall’antichità all’Alto Medioevo; “Capua Catalana” in cui la Di Resta mostra il grande contributo che Alfonso d’Aragona ha lasciato alla città di Capua ampliando le ricchezze urbane e rinnovandole con lo stile tipicamente catalano del 1400-1450 circa; il capitolo scritto dalla Di Resta nel Volume “ S.Agata dei Goti” per la collana  “le città nella storia d’Italia” contiene invece un’analisi territoriale ed urbana effettuata attraverso  lo studio di elementi fondamentali della vita quotidiana quali l’agricoltura, la pastorizia e strutture urbane ed architettoniche, come gli acquedotti e palazzi vari.

ELENA AIEZZA

Elena AiezzaNasce a Vitulazio il 15 Gennaio 1947.Docente di Materie letterarie nella scuola Media  e redattrice di “ Cronache Italiane” di Salerno e collaboratrice di altri periodici socio- culturali, della scuola e della stampa quotidiana.  Il suo ricordo è legato alle tante raccolte di poesie pubblicate con grande successo di critica, alcune delle quali sono state tradotte in diverse lingue estere. Le sono stati assegnati numerosi riconoscimenti per la sua intensa attività letteraria nel campo della poesia e del giornalismo. Quella che riportiamo qui di seguito è una delle sue poesie che ha riscosso particolare successo:[wpex continua….]

 

TRASCORRERA’  L’AMORE

Il timore di renderti qualcosa,
ingiusto, mi farà mostrare i denti
sulla dolcezza innanzi stemperata
in breve intento.
 
E a bocca digrignata e senza orecchi
Continuerò, cogliendo sbrandellati
Frammenti dall’arsura deperita
Di malafede.
 
In rigoli sereni, come bimbo
Nel sonno sorridente ed indiscusso
Trascorrerà l’amore che intessevo,
ancora ignaro.

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ARCANGELO RUSSO

Arcangelo_RussoArcangelo Russo s.ten.pilota, morto in Africa durante la seconda  guerra Mondiale, Medaglia d’Argento al valor Militare. Giovane di bell’ aspetto e di robusta corporatura, amante del calcio e denominato “Carnera” da tutti i suoi amici a testimonianza delle sua notevoli doti fisiche.

 

 

 

DON CARLO IADICICCO

don carlo iadicicco.jpgUN PRETE OPERAIO TRA I POVERI DEL PERU’
Don Carlo Iadicicco è nato a Bellona in provincia di Caserta (Italia) il 14/09/1945 ed è stato ordinato sacerdote nell’aprile del 1971 nella Diocesi di Capua.
Il padre Ciro e la madre Anna De Crescenzo lo hanno accolto nell’alveo della già numerosa famiglia (nono di 11 figli), con la gioia e la speranza che, nel periodo ante e post-bellico, animavano le popolazioni meridionali alla ricerca di un futuro migliore. L’amore che i suoi genitori nutrivano vicendevolmente, si profondeva nella numerosa prole, che nel corso della sua storia, continua ad essere unita in virtù del sentimento che la ha generata.
Questo è stato l’ambiente nel quale maturò la decisione del giovane Carlo di prendere l’abito talare ed incamminarsi verso la spiritualità completa. Gli studi, prima al seminario Diocesano di Capua, poi il completamento a quello di Benevento, portarono a compimento il sogno di lui e di tutta la famiglia.[wpex continua….]
Dopo circa dieci anni di impegno pastorale e sociale nella diocesi di Capua, nonché nelle parrocchie di Vitulazio (Caserta) e di Mater Dei (Napoli), decise di mettere in pratica la sua grande aspirazione tenuta in serbo negli anni: poter vivere ancora più da vicino l’esperienza di Cristo, ponendosi al servizio di chi, nel mondo, povero di beni, ma non per questo di cuore, è tenuto fuori dalla spartizione delle ricchezze che la Terra mette a disposizione dei suoi figli. Chiese di essere inviato in Missione in Perù, dove fu accolto con grande speranza nella Diocesi di Chimbote considerata tra quelle a più alta complessità sociale, con i problemi tipici delle realtà operaie e contadine, come Sacerdote “Fidei Donum”. Gli fu assegnata la Valle di Macate, situata a 3500 metri di altezza, sulla Cordigliera nera delle Ande, a più di 700 chilometri a Nord-Ovest di Lima, dove in due conche erano sparsi 28 villaggi mal collegati tra loro, nei quali da oltre trent’anni la popolazione non aveva il conforto di un prete.
Convinto che la parola di Dio vada riscontrata nei fatti, ha accompagnato la sua opera missionaria in quelle terre, con lavori concreti e duraturi, che oltre ad elevare in modo significativo la qualità della vita, hanno innescato un processo di crescita spirituale che affonda le sue radici in profondità. In pieno contesto rurale, in una economia di sopravvivenza, padre Carlo condivise con i contadini il lavoro nei campi imparando da loro il duro mestiere, gli fornì inoltre utensili e semenze: grano, mais e legumi vari, sperando che questi contributi potessero aumentare la quantità dei raccolti.
Ha inoltre costruito una stalla e incrementato l’allevamento di bestiame (mucche ed alpache) dal quale poter ricavare latte, formaggio e lana, aiutando i pastori nel loro duro lavoro di “nomadi”. Essi sovente si spostano da un villaggio all’altro quasi esclusivamente a piedi, portando a spalla la loro merce, o con asini, e quando la notte li sorprende, dormono sulla nuda terra coprendosi a mala pena con una coperta per ripararsi dal freddo della notte.
Padre Carlo allora pensò di garantirgli un riparo sicuro ed un luogo d’incontro per favorire lo scambio delle merci, così si mobilitò, insieme con gli abitanti del luogo per la costruzione di una struttura in mattoni, l'”Hogar del Campesino” (la casa del contadino), costruita con materiali del posto (fango e paglia essiccati al sole).

Figlio di un muratore, prima di partire aveva imparato il mestiere di suo padre, pensando che tale arte poteva ritornare utile e così fu. La costruzione ebbe una notevole importanza, assumendo anche un carattere simbolico di aggregazione e socializzazione.
Con l’aiuto di padre Carlo, i contadini cominciarono a sperare in un futuro più degno, nel quale, garantire il necessario per i propri figli poteva diventare una certezza e non una casualità, li animò a tal punto da stimolarli a lavorare sempre di più: si crearono infatti dei turni di lavoro, in modo da coprire anche alcune ore notturne. Inoltre apportando delle modifiche ad un mulino già esistente, che propose di farlo funzionare alimentato dal motore diesel di un trattore, si facilitò la produzione e la lavorazione del granoturco.

Un ulteriore problema era rappresentato dalla mancanza di elettricità, questo senz’altro rallentava i lavori e creava notevoli disagi. Padre Carlo allora, sempre più convinto e perseverante, tornò in Italia non solo in visita di amici e parenti, ma anche con la speranza di un aiuto economico. Aveva lo scopo di comprare una turbina Petron per trasformare la forza di una piccola cascata, in energia elettrica. Parlò del suo progetto al vescovo della Diocesi di Capua l’allora mons. Luigi Diligenza, il quale lo appoggiò coinvolgendo tutta la Diocesi.

Sua Eccellenza conosceva le necessità di quel popolo, in quanto si era recato in quelle terre per una visita pastorale, ed insieme a Mons. Bambaren, vescovo di Chimbote, avevano festeggiato un gemellaggio tra la diocesi di Chimbote e quella di Capua.
Grazie alla centrale idroelettrica, oggi a Macate funziona molto meglio anche il mulino. La piazza, ora illuminata, è diventata un luogo d’incontro per la gente del villaggio, così come la parrocchia e la Chiesa.

Fonte: http://www.alasdeesperanza.it/[/wpex]

MONS. PIETRO LAGNESE

mons.-pietro-lagneseMons. Pietro Lagnese, quarto di sei figli, nasce a Vitulazio (Caserta) il 9 settembre 1961 da Giovanni e Maria Grazia Tartaglione. È battezzato nello stesso giorno dall’allora parroco don Francesco Gravina. Nella sua casa, insieme ad una profonda rettitudine morale, sperimenta i valori della dedizione alla famiglia ed un forte senso di laboriosità e di sacrificio; qui riceve pure la sua prima educazione alla fede. Attraverso l’assidua partecipazione alla vita della comunità parrocchiale, cresce in lui un forte senso di appartenenza ecclesiale che si concretizzerà in un’esperienza di servizio all’interno dell’azione cattolica parrocchiale e in una feconda vita di preghiera.

Il desiderio di consacrarsi al Signore nel ministero presbiterale, già vivo negli anni della fanciullezza, si fa più forte nella prima adolescenza con l’arrivo in parrocchia del giovane sacerdote don Carlo Iadicicco. Negli ultimi anni di scuola superiore, essendo parroco il sacerdote don Enrico Lanna, matura con maggiore consapevolezza la sua scelta vocazionale.[wpex continua….]

Al termine del quarto anno di liceo, durante un campo diocesano di Azione Cattolica, manifesta la sua intenzione all’arcivescovo S. E. Mons. Luigi Diligenza, da poco arrivato in diocesi. Da quel momento comincia un dialogo proficuo con il Pastore della Chiesa di Capua che sempre di più assume il volto di un vero padre nella fede. Nel 1979 consegue la maturità nel Liceo Scientifico di Capua.

Nel settembre 1980 entra nel Seminario Maggiore Arcivescovile di Napoli “Cardinale Alessio Ascalesi” dove è accolto dall’allora rettore Mons. Agostino Vallini. Compie i suoi studi presso la Pontificia Facoltà Teologica della Italia Meridionale, Sezione San Tommaso, dove consegue il Baccalaureato in Sacra Teologia e la Licenza in Teologia Pastorale con una Tesi sui giovani e la direzione spirituale.

Per l’imposizione delle mani di Mons. Luigi Diligenza è ordinato Diacono il 21 settembre 1985 e sacerdote il 1 maggio 1986. Assistente spirituale del Movimento Apostolico Ciechi, inizia il suo ministero pastorale nella Parrocchia di Vitulazio il 13 ottobre 1986 ove per ventisette anni svolge ininterrottamente il servizio di parroco.

Il Ministero Parrocchiale

L’impegno per la formazione della comunità cristiana caratterizza i primi anni del suo ministero di Parroco. La riorganizzazione della Catechesi e della Liturgia e la nascita dell’Oratorio che raccoglie i ragazzi e i giovani in un cammino sistematico che ha il suo sbocco nel servizio alla comunità, delinea il volto della Parrocchia di Vitulazio.

In parrocchia, accanto all’opera di evangelizzazione degli adulti, si sviluppa una particolare sensibilità ai poveri e ai loro bisogni. In questo solco nel 1992 nasce un’esperienza particolarmente significativa per la vita di tante famiglie: per dare una risposta concreta al dilagare della piaga della droga, dà vita, insieme ad alcuni amici casertani, al Centro di recupero per i tossicodipendenti “Il Timone” e ad una intensa collaborazione con diverse comunità terapeutiche presenti in Italia.

Nel 1997, dopo aver portato a termine l’opera di restauro integrale dell’edificio della chiesa parrocchiale, dà inizio, con il forte coinvolgimento della comunità vitulatina, alla costruzione del Centro Parrocchiale S. Maria dell’Agnena, i cui lavori si concludono il 22 giugno del 2002 con l’inaugurazione di S. E. Mons. Bruno Schettino, Arcivescovo di Capua dal 1997. Divenuto un vero punto di riferimento sia pastorale che culturale, il Centro, negli anni, è andato sempre più caratterizzandosi non solo quale luogo di formazione della comunità locale e di altre realtà ecclesiali, ma anche come strumento indispensabile e segno tangibile per una parrocchia desiderosa di essere famiglia di famiglie, casa e scuola di comunione in mezzo alla gente.

Nel gennaio del 2004, in collaborazione con la Superiora Generale della Congregazione delle Suore Ancelle dell’Immacolata, Madre Maria Serruto, dà vita ad una casa di pronta accoglienza per i più poveri tra i poveri con cui condividere la vita e il pane. Da allora la comunità fa esperienza della Provvidenza che puntualmente accompagna la Casa stimolando una feconda collaborazione tra suore e laici per un’esperienza di servizio rivelatasi preziosissima per la crescita della comunità parrocchiale: nasce così la Casa della Carità “Madre Teresa di Calcutta”.

Il Servizio alla Chiesa Diocesana

Dal 1988 al 1994 è scelto quale Direttore del Centro Diocesano Vocazioni e Rettore del Seminario Arcivescovile di Capua, entra così a far parte del Consiglio Presbiterale Diocesano.

Nel 1989 S. E. Mons. Luigi Diligenza lo nomina Segretario Generale del 31° Sinodo della Chiesa di Capua, affidandogli il coordinamento sia della fase preparatoria che di quella celebrativa, che si conclude nel giugno del 1993. L’esperienza sinodale sarà per il Segretario l’occasione per una forte maturazione ecclesiale. Il coinvolgimento di tutte le realtà parrocchiali e diocesane offre, infatti, l’opportunità di ripercorrere l’itinerario della Chiesa a partire dall’evento conciliare, di fare sintesi del cammino intrapreso e tracciare le linee di quello futuro. “In Comunione per Servire”, documento conclusivo di S. E. Mons. Luigi Diligenza, sarà il frutto maturo del lavoro sinodale.

Per due quinquenni è nominato da S. E. Mons. Bruno Schettino membro del Collegio dei Consultori.

Dal 2001 fino al 2010 assume l’incarico nell’Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare, prima come Assistente spirituale e poi come Direttore Responsabile. L’1 marzo 2005 S. E. Mons. Schettino lo nomina primo presidente della “Fondazione Centro Famiglia”, Consultorio familiare d’ispirazione cristiana dell’Arcidiocesi di Capua. Nel 2003 è nominato dalla Conferenza Episcopale della Campania Incaricato Regionale per il Settore Pastorale per la Famiglia e la Vita e, in tale veste, nel 2006 partecipa, a Verona, al IV Convegno delle Chiese che sono in Italia. Conclude il mandato nel giugno 2010.

In quello stesso anno, su invito di Sua Eminenza il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, e con la benedizione dell’Arcivescovo di Capua, assume l’ufficio di padre spirituale nel Seminario Maggiore Arcivescovile “Cardinale Alessio Ascalesi” di Capodimonte.

Nel giugno 2012 è eletto dal Consiglio Presbiterale Diocesano Delegato Diocesano nella Commissione Regionale Presbiterale.

Il 23 febbraio 2013 Sua Santità Benedetto XVI lo nomina vescovo della Diocesi di Ischia.

Fonte: http://www.diocesidicapua.it [/wpex]