Eventi della vita collettiva

8 agosto 1860 : il casale di Vitulazio diventa Comune

Da Casale a Comune

Vitulazio da Casale a Comune

Un evento di particolare rilevanza è senza dubbio la legge n. 132 dell’ 8 agosto 1806, con la quale Giuseppe Napoleone, fratello di Napoleone Buonaparte, avvia una generale sistemazione del regno di Napoli nel periodo c.d. “Decennio Francese”.

Per effetto di questa legge i casali di Capua (allora se ne contavano 33) diventano Comuni autonomi della Provincia di Terra di Lavoro, dipendenti nella loro amministrazione dall’Intendente Provinciale, figura simile a quella attuale del Prefetto. Capoluogo di detta provincia sarà prima Santa Maria di Capua (1806), poi Capua nel 1811, mentre lo diventerà Caserta dal 1° gennaio 1819.

L’immagine riporta la ” Legge 8/8/1806 n.132 – ASCe, collezione di Legge e Decreti, 1806″.

 

1 gennaio 1883: da Vitulaccio a Vitulazio

Da Vitulaccio a Vitulazio

Da Vitulaccio a Vitulazio

Un altro evento della vita collettiva è rappresentato dal mutamento della denominazione del paese che dal 1° gennaio 1883 cessò di chiamarsi Vitulaccio e assunse l’attuale nome di Vitulazio. C’è tuttaviada precisarsi che il nome Vitulaccio non scomparve subito, ove si pensi che agli inizi del ’900, in alcune circostanze ufficiali, il comune veniva ancora identificato con la sua originale denominazione.

Il documento: Regio decreto del 3 dicembre 1882 n.1458 – ASCe, collezione di Leggi e Decreti, 1882.

 

Guerre:

Un evento importante della vita del paese è rappresentato dalla seconda guerra mondiale. Dopo l’8 settembre 1943 la provincia di Terra di Lavoro fu investita da violenti scontri tra gli alleati e i tedeschi. Le popolazioni del napoletano e casertano subirono violenze e soprusi da parte dei tedeschi. Anche Vitulazio conobbe le barbarie dell’esercito nazista come dimostrano le numerose denunce presentate dai vari cittadini alla fine del conflitto presso la stazione dei carabinieri di Villa Volturno. Allegate a questa scheda sono riportate le denuncie delle violenze subite dai coniugi Giovanni Di Domenico e Orsola Pezzulo nonché della signora Maria Papale, la quale assiste alla fucilazione di cinque contadini, uno dei quali é il proprio marito Antimo Scialdone.
Non si ritiene di richiamare la battaglia del Volturno svoltasi ai primi di ottobre del 1860, in quanto svoltasi nel territorio del vicino comune di Bellona.

didompapale pezzulo

L’igiene pubblica: Non si ha notizia di carestie o di pestilenze nel periodo post-unitario. C’è, tuttavia, da rilevare la carenza di una minimale igiene pubblica che, come è noto, contiene i germi di pericolose malattie collettive. Infatti, all’indomani dell’unificazione, l’Italia si presentava come un paese fondamentalmente agricolo e povero. Le condizioni di vita erano disparate: si andava dalle aree del Mezzogiorno, fondamentalmente agricole e arretrate, alle aree più progredite della Lombardia e della Toscana.
La popolazione viveva in abitazioni malsane e sovraffollate, senza fognature ed acqua potabile, con conseguenze disastrose per il proprio stato di salute. Pertanto, si andava soggetti ad epidemie che decimavano la popolazione.
Negli anni ’60 dell’Ottocento, in tutto il Regno d’Italia, furono inviati ai vari comuni regolamenti per prevenire le malattie epidemiche. Così, nel 1869, anche Vitulazio ricevette un regolamento d’igiene pubblica.

Regolamento d’igiene pubblica

Regolamento d’igiene pubblica

Il provvedimento era suddiviso in 7 capitoli che regolamentavano diversi ambiti. Le abitazioni dovevano “ comunicare con l’esterno in maniera di non esservi difetto d’aria”, e quelle di nuova costruzione dovevano avere “cessi, e le latrine distaccate dalla cucina, ed i condotti per le acque sporche ”. Inoltre, era vietato tenere negli abitati “mandrie, e greggi di animali vaccini, ovini e suini,od anche semplicemente stalle per detti animali”. In caso di epidemie, il sindaco del comune poteva provvedere al “ristauro, ripulimento, ed imbiancamento, o colora mento di tutte le mura esterne delle case dell’abitato”. Si stabiliva, inoltre, che gli orinatoi pubblici fossero lavati tutti i giorni con acqua e una volta alla settimana con una soluzione di solfatto di ferro. Ed ancora, il pane, che doveva essere “cotto a dovere” e “ben fermentato”, non poeteva essere venduto se mal cotto o muffito. Per quanto riguardale sepolture, veniva disposto che i cadaveri di persone morte per epidemie fossero trasportati direttamente dalla casa al cimitero “senza pompa od accompagnamento”. Inoltre, la Commissione Municipale di Sanità poteva decidere di seppellire i suddetti cadaveri in appositi cimiteri, ponendo sopra di loro uno strato di calce viva.

Tratto da: Storia, economia e società a Vitulazio dall’Unità d’Italia ad oggi.
Produzione a cura della Pro Loco Vitulatina – Servizio Civile 2011

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